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2016

“Addio Ofelia”

Laerte, nella tragedia shakespeariana dell’Amleto, avverte sua sorella Ofelia di tenersi lontana dalle passioni, dai pericoli del desiderio e con un Addio la saluta… Allo stesso modo, Gabriella Dipietro sceglie di rappresentare per immagini l’eterno femminino, attraverso storie di donne tratte dalla letteratura, dal teatro e dalla cinematografia, metafora di un mondo che mai cessa di declinarsi secondo forme e stili dal linguaggio emozionale polimorfo. Il corpo delle “sue” donne è spesso raffigurato nudo, contornato da emblemi, come si trattasse di un’intera epitome della storia delle donne, senza tempo ma perpetua, infinita, nella sua indiscutibile universalità.

Oltre la realtà l’artista giunge con la sua arte, secondo i dettami di una pittura che riporta fedelmente alla mimesi ma che si arricchisce di una sequenza metaforica estremamente vitale e complessa. Il mistero dell’enigma che la pittrice porta sulle sue tele è il vero movente per giungere a conoscere nel profondo la sua arte e le storie narrate. La traduzione che Ella trae dalle fonti si trasforma in un’interrogazione, una memoria, una rivisitazione o, ancora, in una riscrittura che abbraccia l’intera opera. L’immagine delle donne dipinte, diviene, pertanto, un locus per una diversa trattazione ontologica, in cui la bellezza delle protagoniste rimanda al loro animo e a quello di chi guarda.

Questa mostra si presenta, dunque, come un più ampio progetto su cui si intravede un orizzonte eziologico che lascia, pur tuttavia, alla nostra ricerca, quel sano senso di indefinito, che “sa di non sapere” e trasforma, però, tale limite in un passaggio analitico cruciale. La declinazione in immagine che la Dipietro offre è quella di una memoria, di una storia, di narrazioni già note ma trasversalmente affrontate secondo una nuova ed intimista visione. Se il tempo e lo spazio diventano quasi accessori, essi si confondono con una sorta di inquietudine indecifrabile ma anche imprescindibile.

Addio Ofelia è un invito alla riflessione e alla rappresentazione della donna, dei suoi sogni, dei suoi desideri, delle paure e delle sofferenze che, da sempre, su di ella e in lei si inseguono.

Azzurra Immediato

Locandina

Locandina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Banner su la Repubblica 29 aprile 2016

La Repubblica 29 aprile 2016


2014

“Gratia Plena”

Il poetico, delicato, umano sentire di Gabriella Dipietro

Gratia plena s’intitola questa prima personale della pittrice Gabriella Dipietro: raffinata e intensa rassegna dedicata al tema della donna, che l’artista sa interpretare con poetico sentire, grande aderenza, originalità e abile gesto pittorico.

Sottesa tra passato e contemporaneità, la sua arte si snoda con eleganza e talento secondo i parametri di un gusto figurativo dall’accezione simbolica di grande suggestione e sincera partecipazione ai momenti più intensi, fortunati o meno lieti, della vita al femminile, di cui sa interpretare con felici intuizioni compositive e interessanti predilezioni cromatiche i diversi stati d’animo.

In alcune opere il riuscito rapporto tra antico e moderno, che rappresenta uno dei Leitmotiv della sua pittura, si esplica attraverso il felice connubio tra pittura e fotografia, scelta espressiva del tutto contemporanea che la Dipietro sa compiere con grande delicatezza: filo conduttore quest’ultimo, assieme a un’intensa sensibilità cromatica, che pervade tutta la sua opera. In altri lavori, il messaggio, attento al mondo femminile spesso colpito dalla violenza di genere, si esplica attraverso più opere collegate insieme sì da formare un piccolo ciclo pittorico.

I colori sono caldi, accesi, intensi, verrebbe da dire come il suo cuore, che s’intuisce profondamente partecipe delle vicende della vita umana: non sono colori nordici, ma scelte tonali vicine alla dolcezza e all’umanità di Antonello da Messina, massimo esponente della pittura siciliana del XV secolo e antesignano della morbidezza della pittura veneta.

Precisa e nel contempo fantasiosa, Gabriella Dipietro ha inoltre creato per questa rassegna un allestimento caldo e particolare, arricchito da alcuni mobili d’antiquariato e da oggetti sintonici rispetto ai dipinti, sicchè la mostra ci appare come una sorta d’installazione totale: un’artista che certamente non mancherà d’incantarci ancora con racconti figurati allusivi e vellutati, sospesi fra la coscienza di genere narrata attraverso il senso della bellezza, un personale e interessante simbolismo e la magia di una pittura felicemente sostenuta da tecnica notevole e da una forte coscienza della condizione femminili.

Marianna Accerboni

 

Locandina

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Banner su Il Piccolo del 14 giugno 2014

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Articolo sul numero di giugno della rivista NTWK

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Brochure

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Sul numero di ottobre 2014 della rivista mensile Duemila, è stata pubblicata una mia intervista inerente anche l’esposizione. Si riporta una selezione del testo.

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Come nascono le sue opere d’arte?Spesso in maniera casuale. Un gesto, un particolare, un racconto, attraggono la mia attenzione. Credo si sviluppino dei collegamenti a livello inconscio del tipo: cosa mi suggerisce quello che ha catturato la mia attenzione e perchè? Quale emozione? Pace, dolore, paura? Nel cervello mi si creano autonomamente delle  immagini, quasi delle scenografie che rappresentano la fotografia di un attimo di una storia. Ogni quadro racconta questa storia.

Lei nasce come autodidatta? Da piccola imbrattavo con i gessetti la carta da parati di casa mia. I miei genitori hanno deciso di interrompere quello scempio e mi hanno fatta partecipare a dei corsi di pittura con il pittore acquerellista Lido Dambrosi di cui ne ho frequentato la scuola per una decina d’anni. Ho continuato la mia formazione partecipando a seminari e corsi d’arte sotto la guida degli artisti Guido Porro, Claudio Cosmini e Paolo Cervi Kervischer. Dal 2009 frequento l’Atelier del noto pittore triestino Livio Možina dove mi sono perfezionata nell’utilizzo della tecnica della pittura a olio per le rappresentazioni di natura realista. Ritengo non si smetta mai di imparare… da altri ma anche da soli.

I colori che preferisce? Parlando di preferenza personale, non si spaventi, ma è il nero. Vede il nero è caldo, è morbido, è il tutto che assorbe, è la somma di tutti i colori. E io amo i colori. Non lo utilizzo moltissimo nei miei quadri però.

Quale la sua concezione di “divertimento” e di “tempo libero”?Tempo libero? A parte quello dedicato alla pittura dice? Quando riesco mi piace stare il più vicino possibile al mare (cosa non troppo difficile in una bella città come Trieste). Mi piace ascoltarlo e farmi liberamente portare dalle emozioni seguendo il violento flusso e reflusso delle onde che si frangono sul molo in una giornata di bora.


2014

“Bellezze animali”

Brochure

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2012

“5 modi di pensare la luce e le forme”

Brochure

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Articolo su Il Piccolo del 17 ottobre 2012